Le origini e l'ascesa al trono
I Romanov furono la seconda dinastia di sovrani russi, dopo l'estinzione dei Rjurikidi alla fine del XVI secolo. Regnarono fino al 1917, quando vennero deposti durante la rivoluzione di febbraio; molti di loro furono uccisi durante la rivoluzione bolscevica, mentre altri fuggirono all'estero, soprattutto in Francia, Inghilterra e Stati Uniti.
I Romanov hanno un'origine comune con altre famiglie nobili russe, attraverso Andrej Kobyla, boiardo al servizio di Simeone di Russia e probabilmente figlio del principe prussiano Glanda Kambila, che giunse in Russia nella seconda metà del XIII secolo, in fuga dagli invasori tedeschi. Molti storici, tuttavia, considerano come effettivo capostipite il boiardo moscovita Roman Jur'evič Zachar'in-Koškin (sec. XVI). Sua figlia, Anastasija Romanovna Zachar'ina, nel 1547 sposò lo zar Ivan IV "il Terribile" e fu incoronata zarina.
Nel 1584 Ivan IV morì e gli successe Fëdor I, figlio suo e di Anastasia: principe pio e forse mentalmente debole, restò in carica fino alla morte, nel 1598, ma di fatto il governo fu condiviso dallo zio Nikita Romanovič, governatore di Novgorod e membro del consiglio di reggenza, e dal boiardo Boris Godunov.
Alla morte senza figli di Fëdor, dopo 700 anni si estinse la casa di Rurik e si aprì una lotta fra due fazioni: una appoggiava Boris Godunov, l'altra avrebbe voluto come zar Fëdor Nikitič Romanov, cugino di Fëdor I. Il partito di Godunov riuscì, dopo una serie di intrighi, a farlo eleggere zar. Quest'ultimo, per cautelarsi, esiliò tutti i Romanov in zone lontane, al nord o negli Urali, dove molti di loro morirono di fame o di freddo. Tenuto conto del prestigio di Fëdor Nikitič, Boris non lo uccise, ma costrinse lui e sua moglie a prendere i voti e a vivere nel monastero di Antonievo-Sijskij.
Con la morte di Boris Godunov nel 1605 iniziò il cosiddetto "periodo dei torbidi", che vide alternarsi sul trono tre diversi impostori, i "Falsi Dimitri", che si spacciavano per il figlio di Ivan IV, Dimitri, a suo tempo scomparso e probabilmente fatto uccidere da Boris Godunov. Nello stesso periodo, i polacco-lituani invasero più volte la Russia e per tre anni occuparono anche Mosca, dal 1610 al 1612.
Cacciati i polacchi da Mosca nel 1612, lo Zemskij Sobor offrì la corona a molti principi discendenti dei Gediminas e dei Rurik, ma tutti rifiutarono. Venne infine offerta a Michail Fëdorovič, il figlio sedicenne di Fëdor Nikitič, ormai monaco con il nome di Filarete e fuori gioco per la successione. Il giovane, che viveva nel Monastero Ipat'ev con la famiglia, inizialmente rifiutò ma venne convinto dalla madre, Ksenija Ivanovna Šestova, che lo benedì con l'immagine di Nostra Signora di San Fëdor. Ritenendo poco sicuro il proprio trono, Michele sottolineò il legame di sangue con gli ultimi Rurik e convocò spesso lo Zemskij Sobor per ogni importante decisione: in questo modo i primi Romanov furono molto amati dal popolo russo e considerati legittimi successori di Ivan IV.
Pietro il Grande e il Settecento
A Michele nel 1645 succedette il figlio Alessio I, che guidò il paese tra numerose difficoltà. Alla sua morte, nel 1676, dopo un periodo di lotte dinastiche fra i figli di primo letto, Fëdor III, Sofia e Ivan V, e il partito legato alla famiglia della seconda moglie, Natal'ja Kirillovna Naryškina, madre del futuro zar Pietro I, Pietro il Grande, quest'ultimo fu confermato nel 1682 come unico zar. Pietro riformò radicalmente l'Impero, trasformandolo in una potenza europea, associando al titolo di zar quello di Imperatore di tutte le Russie e spostando la capitale da Mosca a San Pietroburgo, città che per sua volontà sorse sul golfo di Finlandia, sulle terre appena conquistate.
A Pietro il Grande nel 1725 succedette la seconda moglie Caterina I e, in seguito, nel 1727 il nipote Pietro II, un bambino che regnò solo per tre anni sotto la tutela del principe Menšikov. Con la sua morte terminò la linea patrilineare dei Romanov. Come successore venne scelta l'unica figlia ancora in vita di Ivan V, che divenne l'imperatrice Anna (1693-1740). Anch'essa senza figli, adottò come erede un pronipote, figlio della figlia della propria sorella, che divenne zar col nome di Ivan VI per soli pochi mesi, sotto la reggenza della madre. A questo punto la granduchessa Elisabetta, cugina della defunta imperatrice Anna e ultima figlia vivente di Pietro il Grande e della seconda moglie Caterina I, nel 1741 architettò un colpo di Stato e salì al trono. Priva anch'essa di discendenza, adottò come erede il duca Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp, altro nipote, figlio di sua sorella maggiore, e pretendente al trono svedese. Questi salì al trono nel 1762 come Pietro III, ma poco dopo fu deposto e fatto assassinare dalla moglie, che a sua volta si proclamò imperatrice con il nome di Caterina II, ponendo fine a circa un secolo di lotte di palazzo.
Al regno brillante e innovatore di Caterina, che in molte cose assomigliò all'avo del marito Pietro il Grande, succedette nel 1796 il figlio Paolo I, particolarmente fiero di essere discendente di quell'imperatore, benché nelle proprie memorie la madre insinuasse che fosse in realtà frutto di una relazione con il cortigiano Sergej Saltykov. Figlio unico, privo di cugini discendenti dai Romanov se non di grado lontano, Paolo emanò un'organica legge di successione, allora una delle più rigorose in Europa, per evitare che in futuro si ripresentassero crisi come quelle che i Romanov avevano affrontato nel XVII secolo: la legge di famiglia si basò sulla primogenitura agnatizia, sulla richiesta della fede ortodossa del monarca e dei membri della dinastia, del consorte dell'imperatore e dei primi eredi in linea di successione.
L'Ottocento
Dopo pochi anni di regno anche Paolo I venne ucciso in una congiura di palazzo, nel 1801, ma la monarchia rimase salda nelle mani di suo figlio Alessandro I che, appoggiato anche dai suoi fratelli e dalle sorelle, condusse la Russia durante le guerre del periodo napoleonico. L'imperatore, considerato il rischio di un matrimonio morganatico da parte di suo fratello ed erede Costantino, modificò la legge di successione, aggiungendo la clausola per cui i consorti dei membri della dinastia dovevano appartenere a una casa reale o regnante, altrimenti la loro prole avrebbe perso ogni diritto.
Il granduca Costantino rinunciò quindi al trono e, alla morte di Alessandro I nel 1825, gli succedette il fratello minore Nicola I. Questi, esattamente come il padre Paolo I, si dedicò a potenziare l'esercito ma dovette poi affrontare la guerra di Crimea, per la quale si disse che lo zar fosse morto di dolore, nel 1855. Nicola I ebbe quattro figli, che diedero origine a quattro rami principali della famiglia Romanov: gli Aleksandrovič, ai quali appartennero i suoi successori sul trono e che oggi sono estinti nella linea primogenita, ma ancora esistenti in quella collaterale detta dei Vladimirovič e considerati i legittimi successori al trono; i Nikolaievič, cui sopravvivono tuttora alcuni membri; i Konstantinovič, in gran parte uccisi dopo la Rivoluzione d'ottobre, estinti in linea maschile nel 1973 e in quella femminile nel 2007; e i Michajlovič, tuttora esistenti e contrari alle pretese dei Vladimirovič. Nicola I curò particolarmente la formazione dei propri figli, scegliendo con attenzione i loro educatori e inviandoli in viaggio in Europa. Suo figlio Costantino riformò la Marina e il figlio Nikolai fu un ottimo comandante militare.
Il successore Alessandro II era un uomo colto e intelligente, il cui primo impegno fu riportare la pace tra la Russia e il resto d'Europa. Pensando che la pace si ottenesse all'estero con un forte esercito e all'interno con le riforme, riorganizzò le forze armate imperiali, aumentò le libertà del granducato di Finlandia e nel 1861 abolì la servitù della gleba, guadagnandosi l'appoggio degli intellettuali e dei riformisti, ma anche l'avversione di una parte della nobiltà e dei rivoluzionari nichilisti. Rimasto vedovo, sposò la principessa Caterina Dolgoruki, con la quale precedentemente aveva avuto una relazione, e legittimò i figli avuti con quest'ultima. La possibilità che potesse farla incoronare imperatrice, ponendo fine allo status di matrimonio morganatico, creò molte tensioni all'interno della famiglia imperiale. In particolare, le granduchesse furono scandalizzate al pensiero di potersi trovare a un livello di rango inferiore rispetto alla principessa Dolgurokaya, poiché per il protocollo l'imperatrice aveva la precedenza sugli altri membri della famiglia. Il 13 marzo 1881, mentre stava per depositare una Costituzione che avrebbe reso l'impero una monarchia liberale, Alessandro II venne ucciso in un attentato nichilista.
Nel frattempo, nella seconda metà del XIX secolo avevano preso sempre più piede il patriottismo slavo, all'insegna di una rinascita culturale, e le idee panslaviste, che spinsero anche la dinastia a cercare di essere "più russa": si richiese ai membri della famiglia imperiale una maggiore devozione religiosa alla Chiesa ortodossa russa; fece la ricomparsa sui volti dei granduchi la barba, simbolo slavo che Pietro il Grande aveva imposto sparisse dai visi dei nobili in linea con la moda occidentale; e si ebbero i primi matrimoni con principesse di altre monarchie slave o ortodosse. Fu perfino permesso, ad alcune principesse dei rami cadetti, di sposare membri dell'alta nobiltà russa, mentre fino al 1850 i matrimoni dei membri della dinastia erano avvenuti prevalentemente con principi di origine germanica.
Ad Alessandro II succedette il figlio Alessandro III, il primo zar con barba e baffi dai tempi di Ivan. Era un uomo gigantesco e imponente, di grande vigore, ma anche di carattere autoritario: ripristinò l'autocrazia e governò con forza la Russia, invertendo molte delle riforme di Alessandro II che avrebbero reso l'impero più liberale. Alessandro III sposò Dagmar di Danimarca, fidanzata del fratello maggiore prima che questi morisse in giovane età; la coppia ebbe un matrimonio felice con sei figli, nonostante le diverse nature e dimensioni: lui imponente e alto quasi due metri, lei piccola e minuta.
Nicola II e la fine dell'Impero
Il figlio maggiore Nicola succedette al padre quando questi morì prematuramente nel 1894, a soli 49 anni. Non ancora preparato al compito, sul letto di morte paterno singhiozzò tra le braccia del giovane cugino e cognato, il granduca Aleksandr: "Non sono pronto, non lo voglio. Non sono uno zar". Nicola II mancava di una completa educazione al ruolo e continuò la politica paterna, in questo consigliato dalla moglie Alessandra Fëdorovna, una principessa tedesca non ancora pienamente inserita nella vera realtà dell'Impero russo. La zarina era inoltre oppressa dal timore e dal senso di colpa per la malattia che aveva trasmesso all'unico figlio maschio ed erede, il granduca Alessio: l'emofilia, che rendeva la vita del fanciullo difficoltosa e sempre a rischio. Tutto questo la spinse verso un sempre più forte misticismo e la allontanò dalla corte, dalla nobiltà e anche dalla famiglia imperiale, che non amava frequentare.
Quando i Romanov celebrarono il tricentenario dell'ascesa al trono, nel 1913, le solennità vennero offuscate da numerosi presagi sinistri: il volto della venerata icona di Nostra Signora di San Teodoro, patrona della famiglia, si annerì e il monaco Grigorij Efimovič Rasputin, molto ascoltato dalla zarina, affermò che il potere dei Romanov sarebbe tramontato se fossero entrati in guerra e non sarebbe sopravvissuto due anni alla sua morte se alla base di questa ci fosse stato qualcuno dei membri della famiglia.
L'anno successivo la Russia entrò nella prima guerra mondiale contro la Germania, da cui proveniva la zarina che, nonostante fosse una fervente ortodossa, divenne il bersaglio dei malumori del popolo. Mentre lo zar era al fronte, era lei a dirigere la politica, alienandosi molti componenti della corte e del mondo politico russo. Poiché dava moltissimo ascolto a Rasputin, un gruppo di congiurati uccise il monaco il 16 dicembre 1916: ideatore dell'omicidio fu il principe Feliks Jusupov, marito della granduchessa Irina Aleksandrovna Romanova, e vi partecipò anche il granduca Dmitrij Pavlovič, cugino di primo grado dello zar. Appena due mesi dopo, durante la Rivoluzione di febbraio del 1917, Nicola II fu obbligato ad abdicare al trono per sé e suo figlio in favore del fratello Michele. Avendo questi rifiutato la corona, il regno dei Romanov sulla Russia terminò.
Nicola II e la sua famiglia vennero posti agli arresti domiciliari dal nuovo governo, mentre parecchi membri della famiglia imperiale, tra cui il cugino granduca Kirill, erede presuntivo dopo Michele, riuscirono a stabilire buoni rapporti con il governo interinale, avendo così la possibilità di lasciare la Russia prima della Rivoluzione d'ottobre. Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, Nicola II e la famiglia vennero trasferiti a Ekaterinburg, al di là degli Urali.
Nel frattempo, parte delle forze armate e dei cittadini si erano ribellate ai vincitori bolscevichi, costituendo numerose armate controrivoluzionarie, le "Armate bianche", e dando avvio a una terribile guerra civile che provocò milioni di morti. La guerra civile terminò solo nel 1921, con la vittoria dei soviet, anche a causa dell'inerzia di tutto il mondo occidentale, che sottovalutò il pericolo bolscevico e offrì soltanto qualche debole sostegno alle armate bianche.
Tuttavia, nell'estate del 1918 i Bianchi sembravano prossimi a ribaltare la situazione politica in Russia e l'armata dell'ammiraglio Kolchak marciava da est su Ekaterinburg. Temendo una possibile liberazione di Nicola II, il soviet degli Urali lo fece fucilare insieme a tutta la sua famiglia e ai pochi servitori, il 17 luglio 1918. I corpi furono fatti a pezzi e bruciati dai bolscevichi; rinvenuti alla fine del XX secolo, sono ora sepolti a San Pietroburgo, nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.
La famiglia dopo la Rivoluzione
Molti membri della Famiglia Imperiale, fuggiti all'estero per salvarsi dal massacro che non li avrebbe risparmiati, si trasferirono in Francia, negli Stati Uniti d'America, nel Regno Unito, in Italia e presso i parenti che potevano o volevano ospitarli, sposandosi spesso al di fuori delle leggi di famiglia e quindi perdendo i propri diritti di successione.
Oggi l'erede ufficiale al trono di tutte le Russie è la granduchessa Marija Vladimirovna Romanova, nata nel 1953, alla quale succederà il granduca George Mikhailovič Romanov, nato nel 1981, cittadino russo, oltre che decimo in linea di successione al trono imperiale di Germania in quanto figlio di un Hohenzollern, il principe Francesco Guglielmo di Prussia. George ha sposato la contessa Rebecca Beccarini, italiana; la coppia imperiale vive in Russia e ha due figli, un maschio e una femmina.
Questa linea successoria fu a suo tempo contestata dal principe Nicola Romanovič Romanov, morto nel 2014 senza figli maschi; il discendente di quest'ultimo è il principe Alexis Andreevič Romanov, cittadino statunitense, che vive negli Stati Uniti.
I sovrani Romanov
Ecco l'elenco completo dei sovrani Romanov in ordine cronologico:
- Michele I (1613-1645) - Primo zar della dinastia.
- Alessio I (1645-1676) - Figlio di Michele.
- Fëdor III (1676-1682) - Figlio di Alessio.
- Ivan V (1682-1696) - Co-zar insieme al fratellastro Pietro I.
- Pietro I il Grande (1682-1725) - Trasformò il regno in Impero Russo.
- Caterina I (1725-1727) - Seconda moglie di Pietro il Grande.
- Pietro II (1727-1730) - Nipote di Pietro il Grande.
- Anna I (1730-1740) - Figlia di Ivan V.
- Ivan VI (1740-1741) - Deposto da un colpo di Stato quando era neonato.
- Elisabetta I (1741-1762) - Figlia di Pietro il Grande.
- Pietro III (1762) - Nipote di Pietro il Grande, regnò per pochi mesi.
- Caterina II la Grande (1762-1796) - Moglie di Pietro III, imperatrice illuminata.
- Paolo I (1796-1801) - Figlio di Caterina II.
- Alessandro I (1801-1825) - Sconfisse Napoleone.
- Nicola I (1825-1855) - Fratello di Alessandro I.
- Alessandro II (1855-1881) - Abolì la servitù della gleba e fu assassinato in un attentato.
- Alessandro III (1881-1894) - Sostenitore di una rigida autocrazia.
- Nicola II (1894-1917) - Ultimo zar, costretto all'abdicazione e ucciso con la sua famiglia dai bolscevichi nel 1918.
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